UNA REGGIA NELLA TERRA DEI FUOCHI

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Reale tenuta di Carditello, Napoli

Una piana acquitrinosa infestata di cardi, una prateria desolata, circondata di boschi e impraticabile persino a cavallo. A ovest guardava al mare, a nord era delimitata dal fiume Volturno, a sud dal Clanio, un corso d’acqua dal regime capriccioso, caratterizzato da inondazioni spesso violente che fino al XVI secolo sommergevano l’agro campano, prima della costruzione della rete di canali conosciuta come Regi Lagni. Così doveva presentarsi in tempi antichi questa porzione di campagna in contrada San Tammaro, nel napoletano. In questo feudo inameno del conte di Acerra sorgeva un casale chiamato Masseria La Foresta. Qui cadde l’occhio del re Carlo di Borbone, il quale lo giudicò un sito adatto per le battute di caccia e lo prese in affitto, per poi acquistarlo nel 1745. La tenuta fu poi trasformata dal nuovo re Ferdinando IV (1751-1825) in una azienda agricola modello, estesa più di duemila ettari e destinata alla coltivazione del grano e all’allevamento di cavalli e di bovini.La Reg2Non per questo perse la sua funzione di casino da caccia, anzi, al posto del modesto casale rustico sorse un intero complesso edilizio in stile neoclassico, su progetto dell’architetto di corte Francesco Collecini, braccio destro di Vanvitelli, che disegnò anche il Belvedere di San Leucio. Collecini ideò una palazzina centrale e due corpi di fabbrica laterali, preceduti da una specie di circo in terra battuta destinato a gare ippiche, corredato da gradoni rialzati dove trovavano posto fino a 30.000 spettatori e ornato con obelischi che fungevano da mete e da un tempietto circolare al centro.162243018-b9c760f2-65f4-4d7e-b454-f0635bf0e5a120140109_carditello.jpg

La Reale tenuta di Carditello, a metà strada tra Napoli e Caserta, divenne regale luogo di delizia dei Borboni, oltre che luogo di produzione agricola e zootecnia all’avanguardia. Sembra che proprio qui sia nata la prima mozzarella di bufala, animale che cominciò ad essere allevato nella tenuta; così come qui era stata selezionata una nuova razza di cavalli detti persani, modelli del famoso cavallino rampante simbolo della Ferrari.reggia-di-carditello1

Ma una maledizione piomba sulla reggia. Nel 1799 gli eventi della rivoluzione partenopea assestano un primo colpo alla reale tenuta. Il sito di Carditello viene gravemente danneggiato. La biblioteca subì una totale spolizione e non fu più ripristinata. Gli affreschi furono deturpati, le volte spaccate, gli arredi trafugati, persino i pavimenti furono asportati. Nemmeno la Cappella fu risparmiata, l’altare e i quadri furono rubati, gli angeli in stucco demoliti. Molti dipinti e mobili furono portati a Palermo assieme al re in fuga.Reggia_di_Carditello_Casertamusica

Dopo il ritorno dei Borboni, la reggia e la tenuta agricola furono restaurate, per subire un nuovo colpo durante il periodo napoleonico e il regno di Gioacchino Murat.

I Savoia, subentrando ai Borbone, intrapresero un’operazione di smantellamento di tutto ciò che poteva ricordare la dinastia sconfitta. Da azienda modello per l’agricoltura e l’allevamento il sito di Carditello tornò una semplice tenuta di caccia, sporadicamente usata da Umberto I. Dopo la Prima Guerra Mondiale Il Regno d’Italia smembra la tenuta in piccoli appezzamenti e devolve la proprietà all’Opera Nazionale Combattenti.real-sito-di-carditello

Comincia un declino da cui la reggia non è ancora risorta. Nel 1924 Mussolini lo trasforma in una polveriera e un deposito di munizioni, il più importante dell’Italia Meridionale, senza riguardo per il pregio artistico degli edifici, che infatti subirono un incendio che danneggiò l’intera tenuta.

Il luogo diventa l’immagine stessa del degrado e dell’abbandono del Mezzogiorno. Stucchi deteriorati, interni devastati, pareti ammuffite da infiltrazioni. Il 2 ottobre 1948 l’Opera Nazionale Combattenti cede il Real Sito al Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Basso Volturno. La Reggia non viene più considerata un bene storico e artistico ma viene vista solo alla luce degli scopi pratici dell’opera di bonifica. Solo vent’anni dopo lo Stato italiano si ricorda della Reggia e viene varato un piano di consolidamento e restauro grazie ai finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno e della Regione Campania. Fu istituito un Museo dell’agricoltura, ma ben presto quasi la metà dei pezzi esposti fu razziata. I guasti alle strutture intanto si aggravano fino a diventare irreparabili. reggia-di-carditelloSi tagliano i boschi, gli edifici vengono lasciati alla loro impietosa agonia. Da delizia reale a deposito d’armi, sede militare, ufficio del Consorzio, Museo dell’agricoltura e poi bersaglio di vandali e ladri, la reggia di Carditello è stata in tre secoli vittima del destino di un territorio sventurato. Nel frattempo spariscono, un furto dietro l’altro, le porte, le cancellate, i camini, i pavimenti settecenteschi in cotto, le colonne, gli stucchi, pezzi di affreschi. La storia della Reggia a partire dall’Unità d’Italia è una cronaca di vandalismo e saccheggi: oltre agli affreschi staccati dai garibaldini, alle ruberie dei soldati tedeschi e ai graffiti degli occupanti americani durante l’ultima guerra, bisogna annoverare le depredazioni recenti commissionate dalla camorra, vera padrona del territorio. Persino un’intera scalinata e le panchine in travertino sono state trafugate. Tre anni fa sono state asportati lo stemma marmoreo con la corona regia che sormontava la facciata e una parte della balaustra in pietra arenaria.

01Scorrere gli inventari della reggia stilati dalla studiosa Maria Carmela Masi significa evocare un fasto perduto, traboccante di quadrerie, arredi e decorazioni a fresco. Che fine hanno fatto le tele racchiuse entro cornici di legno dorato con soggetti di caccia, fagiani, pernici, germani e altri volatili, lepri, cinghiali e canettieri con mute di cani, nature morte con uccelli, frutti di mare, pesci, pollerie e cacciagione assortita? Dove sono finite le scene agresti e bucoliche delle soprapporte? Che resta delle pareti decorate a motivi geometrici e floreali da Carlo Brunelli e Giuseppe Magri? Carditello-000061Dove sono i dipinti di Martin Ferdinand Quadal? In che stato versano oggi gli affreschi dove le loro Maestà e le Altezze Reali si compiacquero di farsi ritrarre mentre partecipano alla raccolta del grano (Mussolini non aveva certo inventato lui certi plateali gesti di propaganda demagogica) dovuti ai pennelli di Giuseppe Cammarano, di Tischbein e di Hackert? 24E gli affreschi di Fedele Fischetti con l’Apoteosi del capostipite dei Borbone, il re di Francia Enrico IV? E la serie di arazzi dedicati alle gesta dello stesso personaggio? E le sedie e i sofà ricorperti di seta della manifattura di San Leucio? Chi ha notizie del letto del sovrano fatto arrivare dalla Francia e rivestito di raso? Sono ancora visibili le Diane, le ninfe e gli altri Dei olimpici che abitavano le pareti e le volte, tra cariatidi, cornicioni, cassettoni e altri motivi architettonici illusionistici tra cui scherzano stuoli di putti?Carditello11

C’è ancora una traccia del congegno meccanico che grazie a un sistema di pulegge e di corde permetteva a una tavola imbandita di essere sollevata attraverso una botola dal pianterreno alla sala da pranzo, al piano nobile? Dove è andata dispersa la raccolta di libri custodita nella biblioteca? E che ne è delle librerie di castagno impellicciato in mogano, opera di ebanisti locali, scandite da pilastri, decorate con festoni dorati e sormontate da vasi all’etrusca? Riusciranno a rintracciare tutte le suppellettili rimosse dai Savoia?Carditello-000031

Oggi alcuni dei dipinti appartenenti alla reggia si trovano dispersi tra la reggia di Caserta, la Prefettura e la Questura di questa città, i Passatempi Campestri della Famiglia di Ferdinando Borbone di Hackeft e gli affreschi della camera da letto sono visibili alla Pinacoteca di Capodimonte. Per impedire ulteriori furti, gli accessi alla reggia rinnegata vennero murati, mentre tutto intorno si accumulavano rifiuti. l43-110105180133_mediumIl Real Sito di Carditello era diventato parte della cosiddetta “Cittadella della monnezza” una serie di discariche tra cui una a poche centinaia di metri dalla reggia, quella di Ferrandelle, su terreni sequestrati al camorrista Francesco Schiavone, detto Sandokan, capoclan dei Casalesi.

160825110-66b12936-eb69-47de-bfe8-c6c2d09d1fe6Il Real Sito si degradò a discarica abusiva di rifiuti tossici. Il Consorzio di Bonifica sommerso dai debiti fa crack. La banca creditrice pignora il Real Sito. Incuria, immondizia, camorra e debiti soffocano il piccolo gioiello borbonico.Carditello_veduta-con-spazzatura

Da allora il sito è in balìa del consueto delirio burocratico, tra progetti mai realizzati, debiti, messe all’incanto andate deserte, interrogazioni alla Camera, dichiarazione d’intenti, contenziosi giuridici, proclami della soprintendenza, studi di fattibilità, protocolli d’intesa, custodie giudiziarie, sentenze di giudici, insomma il solito inglorioso e inconcludente vaniloquio della politica italiana. Allibita dall’impotenza dei governanti italiani, la principessa Yasmin Aprile von Hohenstaufen, rivendicò il possesso della reggia in quanto discendente di Federico II di Svevia e ne chiese la restituzione. Si erano mosse associazioni, ambientalisti, comitati civici, furono organizzati flash mob e raccolte firme per salvare il sito. Intanto soffitti e abbaini crollavano, l’acqua piovana entrava dal tetto e impregnava le pareti affrescate.scale-reggia-carditello

Ma un solitario ed eroico custode volontario, Tommaso Cestrone, un pastore sentimentalmente legato a quel luogo, soprannominato “l’angelo di Carditello”, era riuscito a salvare quel che restava della Reggia dall’avidità dei ladri, dallo scempio dei vandali e del deterioramento dovuto agli agenti atmosferici. Per tre anni ha vigilato e si è occupato dell’ordinaria manutenzione, impiegando persino i suoi risparmi per accomodare i giardini e gli orti del Real Sito, abbandonati dagli uomini e da Dio, laddove persino l’archistar Andreas Kipar, che aveva curato in tempi record il ripristino ambientale della Ruhr, aveva dovuto gettare la spugna.

Grazie all’intervento dell’allora Ministro per i Beni Culturali, Massimo Bray la reggia di Carditello nel 2014 torna allo Stato italiano. È appena cominciata l’opera laboriosa per riportarla al suo splendore.carditello_veduta_insieme

Ma la maledizione della “Terra dei Fuochi” non allenta la sua morsa nefanda sulla reggia. Carditello è l’emblema di un’Italia allo sfascio, sotto il giogo della criminalità organizzata. L’ex ministro Bray vive oggi sotto scorta dopo aver ricevuto lettere di minacce perché smettesse di occuparsi del recupero di Carditello. Gli interessi della camorra aleggiano sul territorio e non tollerano interferenze e ripristini di legalità.

È da poco uscito il film Bella e perduta del regista Pietro Marcello, ambientato nella reggia e nelle campagne circostanti.12014979_1063984916947977_3887369286131399728_o

Protagonista è proprio l’ “l’angelo di Carditello” che ha cercato di difendere questo bene dall’incuria, dalle offese del tempo e dagli interessi illeciti degli uomini. Vittima della maledizione di Carditello, il povero Tommaso Cestrone è stato stroncato da un infarto, la notte della vigilia di Natale del 2013, senza neppure fare a tempo a vedere la pellicola ultimata.

Un fotogramma del film "Bella e perduta"

Un fotogramma del film “Bella e perduta”

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